Parola di MadGrin

State cercando la verità? Provate sotto il tappeto del salone …

Simon's the Cat - Pizza Cat

Pizza Cat!

Simon's the Cat - Pizza CatPizza Cat!  I gatti amano la Pizza!

Un altro fantastico episodio di Simon’s The Cat, “Pizza Cat

Zombie al Romics 2015

Tutti gli Zombie del Presidente

Zombie al Romics 2015

Zombie al Romics 2015

L’idea che i morti possano tornare a camminare mi ha sempre affascinato. 

Questa mia passione ha inizio, con molta probabilità, in giovane età con il film Zombi  (Dawn of the Dead) di George A. Romero. Nel film ci sono questi tizi che un bel giorno scoprono che i morti non sono più propriamente tali e hanno fame.

Fame dei vivi cioè di loro.

La soluzione migliore é scappare e la loro fuga si conclude, provvisoriamente, in un supermercato. Di quelli americani, che quando andavo negli USA mi piaceva un sacco visitare di notte visto che a Roma, la città più provinciale che io conosca, questa cosa allora non esisteva. Insomma in questo supermercato avevano tutto e sarebbero potuti sopravvivere bene ma si sa che l’animale più violento sulla Terra é l’Uomo e così nel film arriva una banda di sciacalli che attacca il supermercato aprendo la strada anche agli Zombie, ancora più affamati.

Comunque se non conoscete il film forse é il caso che ve lo guardiate! Youtube lo propone in versione integrale in inglese per cui avete anche l’occasione per migliorare la conoscenza della lingua.

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Le montagne dei Gorilla, alla scoperta dell’Uganda!

Quest’anno Francesco e Biosfera ci portano a vedere i Gorilla!

Si è vero, l’ho sempre detto e continuerò a dirlo: i viaggi organizzati non sono per me e credo di non averne mai fatto nessuno con un accompagnatore ma per andare a vedere i Gorilla nel loro habitat naturale quello di affidarci a Biosfera è stata sicuramente la scelta migliore.

E, badate bene, sto scrivendo tutto questo come atto di fiducia perché il viaggio è appena iniziato!

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Polonia: terra di bisonti, miniere di sale e luoghi della memoria

Quando il caldo diventa insopportabile il Vero Uomo fa i bagagli e scappa. Quest’anno tocca alla Polonia che spero ci regalerà temperature più adatte ad un essere umano che a un rettile dal sangue freddo.

In questa puntata de “Esploriamo il nostro amato Globo Terracqueo” vedremo i nostri impavidi eroi affittare un’auto con la quale spingersi nei più reconditi anfratti polacchi alla ricerca di dimenticati patrimoni dell’UNESCO, piatti tipici immangiabili e simpatici michettinini pelosi che troveremo ad aspettarci principalmente nel Parco Nazionale di Bialowieza.

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Albero della vita - EXPO 2015

Il mio EXPO 2015

Il 18 e 19 Luglio ho visitato l’EXPO 2015 a Milano.
Com’è stato? 

Per dirlo con qualche numero:

  • 2 giorni
  • 22 ore
  • 23 km percorsi
  • alcuni litri di sudore
  • decine di meravigliose esperienze

Mi sono divertito tantissimo, l’organizzazione é efficiente, gli stand belli, la gente simpatica, il cibo buono e, soprattutto, il messaggio è importante.

Kalpe mi ha chiesto se mi fosse piaciuto, qui trovate la mia intervista!

Questo é il mio album su FlickrEXPO 2015

 

Il nostro corazzato amico, il rinoceronte volante!

Gaye esperienze (2)

mercoledì, 28 giugno 2006

Nel precedente post mancava la componente gaya, lo so!

E’ che preso dal filo dei miei ricordi ero partito con l’idea di descrivervi un episodio ma l’introduzione è divenuta così corposa da meritare un post a parte.

Rimedio subito.

Le coordinate spazio-temporali sono sempre quelle: Crotone 1996!

La vita nel villaggio si svolge in modo ripetitivo: ci si alza all’ora di pranzo, si fa colazione all’ora della merenda, si va in spiaggia nel pomeriggio, si cena a mezzanotte e incomincia la vita notturna.

Spesso questa consisteva nell’andare nell’arena del villaggio, fulcro delle attività di animazione, per osservare i resti, un po’ malinconici, di una festa oramai finita da tempo: cartacce, alcuni palloncini bucati e qualche coppietta attardatasi nell’esplorazione delle reciproche cavità orali.

La normalità, insomma, quando si hanno orari “leggermente” sfalsati rispetto a quelli degli altri!!

In una di queste sere accade il “fattaccio”!

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Harry Jerome – A statue of a local Olympic runner (Brockton Point, Stanley Park)

Placide isole, pallottole con le ruote e conigli feroci: sunto ermetico del mio viaggio in Canada

Harry Jerome – A statue of a local Olympic runner (Brockton Point, Stanley Park)

Harry Jerome – A statue of a local Olympic runner (Brockton Point, Stanley Park)

Le vacanze del 2012 sono state diverse per tantissimi motivi. Il minore fra tutti è che sono partito da solo per la prima volta nella mia vita, seppur questa cosa si può dire vera solo da un punto di vista esclusivamente fisico.

Sono atterrato a Seattle in un caldissimo principio di Agosto e, dopo i soliti controlli di routine, ho fatto conoscenza con la mia inseparabile compagna di viaggio. Una piccola economy car rossa a 2 porte che mi ha accompagnato per tutto il Canada. All’inizio era, per me, solo “l’auto“. Mentalmente mi riferivo a lei in questi termini ed era, almeno nel breve lasso di tempo trascorso in città, più un costoso ingombro che un utile strumento. Pochi e costosi parcheggi, sensi unici, traffico. Insomma l’aver preso a Vancouver un ostello sulla spiaggia era stata un’idea molto figa, o almeno questo era quello che avevo pensato all’inizio prima di rendermi conto di quanto fosse lontano dal centro cittadino.

Lasciata Vancouver l’economy car è diventata fondamentale per l’esplorazione di questo bellissimo Paese rivelandosi presto, però, del tutto inadeguata. Le strade erano spesso costituite da una interminabile serie di tornanti che si arrampicavano sulle montagne canadesi e che venivano percorse lentamente da colossali camper o da puzzolenti camion. In salita la macchinetta gli arrancava dietro non riuscendo a raccogliere la sufficiente spinta per sorpassare mentre in discesa, i limiti di velocità estremamente bassi, limitavano le mie manovre con analoghi risultati. Il primo giorno riuscii a percorrere i km che mi ero prefissato solo sforando notevolmente sulla tabella oraria e arrivando alla mia prima tappa troppo tardi.

Soffrivo quasi fisicamente di questo mio grosso limite, avevo bisogno di macinare chilometri e non solo per la necessità di esplorare ma soprattutto per quella di fuggire come se fossi inseguito da qualcosa di invisibile che non ero ancora in grado di decifrare né, tanto meno, di affrontare.

Il secondo giorno, uscito dall’ostello, mi fermai per qualche minuto davanti alla macchina. Era mattino presto e la carrozzeria, solo lievemente impolverata, brillava riflettendo i primi raggi del sole. Io fissai lei nei fanali e lei me negli occhiali da sole. L’accordo era stato tacitamente stretto.

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Nella corsa gli scatti sono fondamentali per bruciare i grassi.

La cosa difficile è trovare le forze per farli soprattutto quando si é sul finire di un allenamento e ci si sta trascinando verso casa, madidi come il bagnasciuga e veloci come un’auto parcheggiata.

Io ho trovato la mia motivazione nelle ragazze che incontro per strada: è in quel momento che assumo una postura retta e mi allungo in poderose falcate da far invidia anche al cavallo bianco della Vidal.

#Versol’InfartoSenzaRitorno

piscina di fango

Gaye esperienze (1) – sottotitolo: il miracolo della trasmutazione dell’acqua in fango

mercoledì, 28 giugno 2006

Nel logoro taccuino della mia consunta memoria sono pochi gli episodi che continuano a mantenere una certa attinenza con i fatti realmente accaduti invece di trasformarsi in leggenda e venire stravolti dalle continue ripetizioni agli amici.

Uno di questi riguarda il fatto accaduto nell’ormai lontano 1996 a Crotone dove ci eravamo recati per una calda vacanza estiva.

L’esordio di questo gruppo di romani nel villaggio turistico, dove avevamo prenotato, non fu dei migliori.

Dopo aver viaggiato per ore e ore sulle scassate auto che all’epoca le nostre finanze ci permettevano arrivammo ricoperti tutti, indipendentemente da sesso ed età, da quel sottile strato di appetitosa sugna che il nostro corpo ama trasudare con tenace abnegazione quando il sole a canocchia colpisce duramente rendendo i nostri corpi belli lucidi e unti.

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Ciuchino @ Bol

Pekara, Asini e altre storie croate

Ciuchino @ Bol

Il nostro amico ciuchino

Correva l’anno 2003, l’Italia era ancora (apparentemente) un Paese civile, gli italiani erano meno incazzosi con gli stranieri perché alla fin fine se la passavano bene e io allora, come oggi, odiavo il mare. Anzi, per meglio precisare, mi piaceva ma in foto oppure d’inverno. Quelle cose lì insomma.

Le scuse (che poi non erano proprio scuse) ufficiali erano:

  1. Ho la pelle troppo chiara e troppi nei, è pericolo per me!
  2. Ho i piedi dolci (cosa per cui divenni famoso in 12 nazioni del Mondo negli anni successivi) e mi fa male camminare sugli scogli.
  3. Ho gli occhi fotosensibili (verissimo, uso gli occhiali da sole praticamente sempre … forse sarà stato questo a farmeli diventare tali?)
  4. Mi annoio!
  5. E’ pronta la cena? (no … vabbè questo forse non fa parte delle motivazioni!)

Insomma nutrivo una vera e propria avversione per il mare ed ero riuscito, negli anni precedenti, quasi sempre a dirottare il gruppo di amici (si, strano a dirsi all’epoca eravamo un gruppo di amici scavezzacollo che si muoveva in branco e si divertiva da matti!) in vacanze che mi assicurassero una discreta lontananza dal liquido, odiato e salino elemento.

Krka Falls

Krka Falls

C’ero riuscito quasi sempre ma non nel 2003. Complici i pochi soldi, l’insistenza di alcuni, l’essere stato allettato con promesse del tipo “ci sono un sacco di cose da vedere in Croazia” (si, è vero c’erano … e sono state bellissime!) alla fine avevo ceduto e si era partiti tutti assieme per questa fantastica avventura.

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