Ciao Nonnine Pelose
Gattina e Sorellina sono state due gattine che hanno abitato i giardini del nostro lotto a Garbatella e con cui abbiamo condiviso la quotidianità per almeno 15 anni.
La prima che abbiamo conosciuto è stata Gattina. L’abbiamo chiamata in questo modo un po’ banale perché inizialmente ci riferivamo a lei semplicemente con un nome che indicasse la sua specie, il sesso e le dimensioni ridotte. A furia di chiamarla in quel modo (“Hai dato da mangiare a gattina?”), quel nome le si è appiccicato addosso e, anche se ognuno nel lotto la chiamava in modi diversi, per noi è rimasta, fino alla fine, Gattina.
Qualche anno dopo aver fatto conoscenza con Gattina, è apparsa anche Sorellina. In questo caso il nome è stato scelto per la sua somiglianza a Gattina, che ci ha portato a ipotizzare una possibile parentela. Per un certo periodo ha abitato un piccolo negozio che affacciava sul lotto e solo quando questo era chiuso, nei fine settimana o durante le feste, si faceva vedere. Quando il negozio ha chiuso definitivamente è diventata ospite fissa, come Gattina, degli spazi erbosi del lotto.
Di tutto il lotto la nostra scala era la loro preferita, forse a causa di alcune cucce improvvisate e del fatto che, essendo un po’ defilata, era anche più tranquilla e sicura. In quella scala, oltre a noi, abitano persone che hanno sempre accudito amorevolmente i gatti del cortile, fino a far ottenere al lotto lo status di Colonia Felina Protetta. Dietro l’angolo del palazzo c’era la loro mensa: su una bassa finestrella che dava sulla cantina tenevamo tutti i recipienti che usavamo per nutrirle, e a terra, vicino ad un vaso, lasciavamo loro il cibo.
Quell’angolo è anche il punto dove mi fermo dopo una corsa per fare stretching. Le gattine erano le mie più grandi fan: quando mi fermavo rimanevano a osservarmi in attesa che, una volta finito, potessi dare loro da mangiare.
Negli ultimi anni erano diventate, soprattutto Sorellina, particolarmente voraci. Avremmo scoperto solo in seguito che la cosa era dovuta a un problema di ipertiroidismo.
Le sere d’estate, spesso, le trovavamo che dormivano accanto al portone. In quelle occasioni strisciavamo come ninja dentro casa per evitare di svegliarle ed essere costretti a recuperare una scatoletta a casa per sfamarle.
Come dei tabagisti che hanno sempre un pacchetto di sigarette da qualche parte, ogni nostro zaino, borsa o borsetta aveva dentro, sempre e costantemente, una scatoletta di cibo per gatti: eravamo sempre pronti a soddisfare i loro appetiti.
Sorellina era stata presa a ben volere dal nostro vicino di pianerottolo, che spesso la ospitava a casa, soprattutto nelle giornate più fredde e brutte. La gatta sembrava gradire la cosa, ma non per troppo tempo, per cui dopo qualche ora chiedeva di uscire. A volte sentivamo un urlo straziante dietro la porta di ingresso e scoprivamo che era Sorellina che chiamava il vicino per poter entrare, ma quando non era presente a casa l’unico modo per quietarla era scendere con lei nel cortile e darle da mangiare. In casa abbiamo due gatti, Bart e Lisa, e abbiamo sempre evitato che si incontrassero, un po’ per l’intolleranza di Lisa verso gli altri gatti e un po’ per paura di possibili malattie.
Quest’anno è stato molto duro. È iniziato incredibilmente in salita ed è proseguito non concedendoci un attimo di respiro. Nei primi mesi dell’anno mia madre e mia zia, sua sorella, sono entrambe morte per cause diverse. Qualche mese dopo è morta anche la madre del marito di mia cugina e, quando abbiamo cominciato un attimo a riprenderci, Gattina ha iniziato a stare male.
Una brutta infezione, curata in modo non ottimale, è peggiorata velocemente e per salvarla abbiamo deciso di operarla per rimuoverle l’occhio (enucleazione). L’operazione è andata bene e, dopo un periodo di stallo a casa di un privato, l’abbiamo riportata in cortile dove sembrava stesse bene.
Nel frattempo anche Sorellina ha cominciato a dimagrire fortemente e, una volta visitata, abbiamo scoperto il grave ipertiroidismo a cui accennavo poco prima. Non era l’unico problema emerso dalle analisi, ma forse era il più importante e quello su cui la veterinaria ci ha consigliato di investire. Per entrambe abbiamo iniziato una terapia giornaliera tra pasticche (difficili da far prendere), polveri per i reni e, per Sorellina, una flebo per gestire la forte disidratazione.
È arrivato agosto e abbiamo affidato la cura dei nostri Bart e Lisa, e di Gattina e Sorellina, alla nostra super fidata catsitter, come oramai facevamo da anni. Ma se il nostro obiettivo era quello di rilassarci almeno per qualche giorno, il fato aveva per noi programmi ben diversi.
Il 16 agosto, senza alcun segno premonitore, Sorellina si è sentita male ed è morta improvvisamente. Ci ha avvisato uno sconvolto vicino di casa che, accortosi del malore, aveva provato a salvarla, invano. Ora le sue ceneri riposano nei luoghi in cui ha sempre vissuto.
Negli stessi giorni anche Gattina aveva cominciato a mostrare segni di inappetenza; eravamo ancora fuori e probabilmente abbiamo sottovalutato la cosa, attribuendola al grande caldo che stava facendo in quei giorni a Roma. Appena tornati, pochi giorni dopo, siamo stati accolti dalla notizia della scomparsa dell’anziana zia della mia compagna e da una Gattina in pessime condizioni.
Ma questa è la storia di Gattina ed è giusto ricordarla per bene. Il lunedì successivo al nostro rientro siamo andati subito dal veterinario che ci ha consigliato il ricovero in clinica. Così, poche ore dopo, l’abbiamo ricoverata alla clinica San Francesco, dove è stata messa subito sotto cura farmacologica. Le prime analisi hanno restituito un quadro clinico molto preoccupante: Gattina aveva la lipidosi epatica, i suoi valori erano fuori scala e le speranze di salvarla bassissime.
Abbiamo voluto combattere, forse più per noi che per lei, non sopportando l’idea di vivere un lotto senza la sua costante presenza. Negli 8 giorni in cui è rimasta ricoverata, nelle poche ore messe a disposizione dalla clinica, siamo sempre andati a trovarla. Mara, in particolare, passava ore sui mezzi per raggiungerla e trascorrere un’oretta con lei, ad accarezzarla, a rassicurarla.
Ci abbiamo creduto un po’ quando i valori fuori scala hanno cominciato a calare, ma Gattina continuava a non mangiare, sembrava assente e in alcune occasioni non si reggeva sulle zampette. Era stanca e forse voleva solo riposare, essere lasciata in pace, consapevole che era giunta la sua ora.
Cosa pensa un gatto in queste situazioni? Quanto è in grado di percepire che la sua ora è giunta? Ha paura? Non riuscivo a staccare la mente da queste domande in quei giorni; faticavo a concentrarmi e non volevo ammettere che la nostra era probabilmente una battaglia che non avremmo vinto.
Non so se Gattina avesse paura, ma noi eravamo terrorizzati all’idea di perderla. Gli ultimi giorni abbiamo provato la strada del sondino gastrico per riuscire a nutrirla meglio, ma Gattina aveva già deciso: era tempo di andare. Lei sembrava pronta, stanca e serena; solo noi non lo eravamo.
Il primo settembre Mara era da sola alla clinica e mi ha chiamato per dirmi che Gattina stava malissimo. Era peggiorata e non si reggeva in piedi. Non sopportava l’idea che stesse soffrendo, che potesse morire da sola in una gabbia. Mi ha chiesto di correre da lei e prendere una decisione.
Ero appena arrivato a casa, ma sono uscito il più in fretta possibile. Alla clinica Gattina mi aspettava in un piccolo studio, stesa su un’allegra copertina rossa. Il veterinario ci ha chiesto cosa volessimo fare, dicendoci che la soppressione era la scelta giusta, che non c’erano più speranze. È stato molto dolce; lui ne ha viste tante andarsene, tante gattine i cui padroni non volevano lasciarle andare via, ma per loro era la scelta più corretta, l’ultimo atto d’amore che potessimo fare.
È iniziata la procedura di eutanasia, che consiste in una serie di iniezioni, le prime delle quali avevano lo scopo di sedare la gattina, per non farla soffrire.
È arrivata l’ultima iniezione e noi siamo rimasti con lei a parlarle, a rassicurarla, ad accarezzarla, mentre la vita abbandonava quel suo corpicino piccolo e indifeso, lasciandoci dentro un vuoto e una sofferenza che non pensavo di poter provare. Soffermandomi a osservare quel piccolo corpicino senza vita, lo vedevo ancora muoversi, come se la gattina stesse dormendo tranquilla respirando lievemente, mentre oramai stava già diventando fredda.
Le nostre “Nonnine Pelose” di Garbatella se ne sono andate, rubandoci un po’ di quella serenità che avevamo ogni volta che tornavamo a casa quando, ancora prima di Bart e Lisa, venivamo accolti dalla loro sobria presenza.
Nei giorni successivi, e ancora adesso, le vedo con la coda dell’occhio muoversi nel lotto. Un fruscio nei cespugli, una fronda che si muove… Il cervello lo interpreta come il movimento di una delle nostre gattine ma poi, quando ci si gira per osservare meglio, non c’è nessuno ad aspettarci. Una situazione che mi ha riportato alla mente il cortometraggio animato (https://www.youtube.com/watch?v=du1qc9M35n8) basato sulla Valse triste di Jean Sibelius, presente all’interno del film d’animazione “Allegro Non Troppo”. Un gatto si muove tra le rovine di una casa ricostruendo, con la memoria, i momenti passati, finché, alla fine del cortometraggio, non si scopre che anche il gatto è un ricordo del passato.
Può sembrare sciocco questo attaccamento; forse nella morte di Gattina ho sfogato tutto il brutto di questo anno terribile e ho sofferto il senso di impotenza nel non essere riuscito a salvare quella gattina a cui avevo promesso che non le sarebbe successo nulla, e che già pensavo, una volta uscita dalla clinica, di tenere con noi a casa.
Abbiamo perso le nostre battaglie e abbiamo perso le nostre gattine. Abbiamo investito emozioni, tempo e denaro. L’operazione, i farmaci, la degenza in clinica e le cremazioni hanno avuto un costo importante, per il quale ho creato una campagna quando ancora le gattine erano in vita. Avremmo speso comunque quei soldi, anche se ci sono costati tante rinunce, ma ho provato comunque a chiedere l’aiuto della comunità, dalla quale abbiamo ricevuto una grossa mano.
Lascio la campagna ancora attiva (https://gofund.me/52cbdf105); se hai voglia di contribuire alle spese sei il benvenuto. Oramai le cure per le nonnine di Garbatella sono finite, ma ogni contributo servirà a mitigare un po’ i costi che abbiamo sostenuto.
Ma se sei arrivato a leggere fino a qui, hai fatto la cosa più importante per noi: conservare in una parte dei tuoi ricordi la storia di Gattina e Sorellina, due tenere gattine che hanno allietato un piccolo lotto di Garbatella e che ora non ci sono più. In questo modo, in una qualche forma, loro continueranno a rimanere con noi.










