Castelli time (12/8)
La mattina del 12 abbiamo ritirato l’auto a noleggio prenotata dall’Italia. La sede del noleggiatore, Autonom, si trovava in un’area uffici nella periferia di Bucarest, proprio dove ha sede anche la Ubisoft. Dopo essermi innamorato (invano) della ragazza addetta alle pratiche amministrative, siamo stati istruiti sulle funzionalità della vettura da un tecnico e, finalmente, eravamo pronti a partire con destinazione il Castello di Peleș.
A metà strada abbiamo fatto una breve sosta per uno spuntino in un fast food della catena Luca, arrivando infine nella zona di Peleș.
Il parcheggio vicino al castello era piccolissimo e, per accedervi, si percorreva una stretta strada a senso unico alternato. Mi sono incolonnato dietro ad alcune auto quando una vettura proveniente dal senso opposto, nel tentativo di fare strada procedendo in retromarcia, è caduta su un fianco in un canaletto di scolo. Un ragazzo spagnolo, parte del gruppo la cui autista aveva appena avuto questa disavventura, mi è venuto incontro fuori di sé urlando “Priority!”, per indicare che sarei dovuto essere io a fare strada e non la sua amica, che per ritirarsi aveva azzardato una manovra incauta. Gli ho risposto di calmarsi, rigorosamente in italiano (si litiga sempre nella propria lingua!), facendogli notare che avevo già impegnato la strada e che non era certo colpa mia per l’incauta manovra della sua amica.
Risolto il diverbio, dato che il parcheggio principale era ormai pieno, siamo tornati in paese e abbiamo lasciato l’auto in un parcheggio a pagamento. Abbiamo provato a prendere l’autobus, ma la macchinetta dei biglietti non accettava le nostre carte e, nel tempo necessario per andare a prelevare contanti, il bus era già passato. Abbiamo quindi optato per un taxi, riuscendo ad arrivare al castello appena in tempo (o meglio, con 30 minuti di ritardo) rispetto alla validità del nostro biglietto d’ingresso.
Il castello era bellissimo, ricchissimo di arredi in legno, storia e arte. Inoltre, nel cortile ci è passata accanto una splendida volpe, regalandoci un’inaspettata e magica visione.
Appena usciti siamo stati sorpresi da una vera e propria bomba d’acqua. Siamo riusciti a prendere un taxi al volo ma, giunti al parcheggio, la biglietteria automatica non accettava né le carte né i contanti del taglio che avevamo a disposizione. Sotto il diluvio, ho iniziato a correre alla ricerca di un negozio per cambiare i soldi e, al terzo tentativo, sono entrato in un albergo che ho scoperto essere convenzionato con il parcheggio, riuscendo così a pagare direttamente lì.
Tornato in macchina, zuppo come se avessi nuotato vestito in piscina, siamo partiti alla volta di Brașov.
Le strade erano allagate e si procedeva a 10 km/h, con frequenti soste. A una rotonda mi sono fermato all’ingresso di una strada vicino alla quale c’era un piccolo cartello di divieto di transito. Mentre valutavo il da farsi, mi si è accodato un taxi: rassicurato dalla sua presenza, ho deciso di procedere, ritrovandomi però a percorrere per alcuni chilometri una strada chiusa al traffico, in mezzo a un cantiere con operai al lavoro.
In qualche modo ne sono uscito, arrivando finalmente a Brașov dove, lasciata l’auto, ci siamo concessi una meritata cena in un ristorante vietnamita nel centro della città.









