Sarebbe dovuto essere un piccolo trekking… (18/8)
Prima di lasciare Sibiu, siamo tornati a parcheggiare nel centro della cittadina alla ricerca di un posto dove fare colazione. Trovato posto, abbiamo scoperto che intorno a noi c’erano almeno tre locali interessanti per mangiare e abbiamo deciso di andare in quello che ci dava l’impressione di essere il più frequentato dalla gente del posto. Era un grosso ristorante e tavola calda che la mattina serviva anche colazioni. Aveva molti piatti caldi ma anche tantissimi dolci: io ho provato la Savarin, un dolce inzuppato di rum molto simile al babà ma di origine francese, mentre Mara ha optato per un prodotto salato a base di formaggio.
Finita la colazione, siamo partiti per iniziare il nostro viaggio sulla Transfăgărășan (nota anche con la sigla DN7C).
Si tratta di una delle strade alpine più famose e spettacolari della Romania, situata nella catena montuosa dei Carpazi. Famosa in tutto il mondo per i suoi tornanti mozzafiato, la strada si estende per circa 151 chilometri e collega le regioni storiche della Transilvania e della Muntenia. (Wikipedia)
Il viaggio, fino all’imbocco della Transfăgărășan, è stato molto tranquillo e ci ha permesso di esplorare un po’ di entroterra rumeno. L’unica pecca era il meteo che, dopo molti giorni di sole, minacciava pioggia. A un certo punto la strada ha cominciato a salire rapidamente, i tornanti si sono fatti più stretti e abbiamo capito di aver iniziato la scalata dei Carpazi. Le temperature si sono abbassate rapidamente, scendendo fino a 12 gradi, finché non siamo arrivati in un punto della strada dove molti gruppi di turisti si erano fermati per – come avremmo scoperto poco dopo – andare a visitare le cascate di Bâlea. Un cartello segnalava che il trekking era di soli 30 minuti e, vedendo un gruppo di turisti in là con gli anni avventurarsi per la strada, abbiamo deciso di fare anche noi questa passeggiata.
Abbiamo commesso, in questo modo, due errori: il primo, e più banale, è stato dimenticarci che il meteo minacciava pioggia proprio nelle ore in cui avevamo deciso di fare l’escursione; il secondo è stato perdere di vista il gruppo di anziani per poi capire, solo molto più tardi, che loro non stavano andando a fare il trekking, ma si stavano probabilmente dirigendo verso una comoda cabinovia.
Che non avessero deciso di camminare lo abbiamo capito poco dopo: il percorso, dopo circa mezz’ora, è diventato una vera e propria scalata, con enormi massi e strettissimi sentierini a strapiombo da percorrere per arrivare alla cascata. Abbiamo impiegato quasi il doppio del previsto per arrivare e, davanti a noi, abbiamo potuto ammirare… IL NULLA!
Il maltempo aveva creato una foschia impenetrabile alla vista e la cascata, poco dietro di noi, era quasi invisibile. Abbiamo deciso di fare altri 10 minuti di salita per avvicinarci ancora, migliorando, seppur di poco, il panorama.
Siamo scesi rapidamente mentre iniziavano a cadere le prime gocce di pioggia e, tornati all’inizio del sentiero, abbiamo deciso di mangiare in uno dei ristoranti della zona.
Ripresa l’auto, abbiamo continuato a salire fermandoci spesso per fare foto, finché non siamo arrivati a destinazione, in cima alla Transfăgărășan, dove si trova il Bâlea Lac.
Il lago Bâlea è un lago glaciale situato a un’altitudine di 2.034 m sui monti Făgăraș, nella Romania centrale, vicino a Cârțișoara, nel distretto di Sibiu. Sono presenti due chalet aperti tutto l’anno, una stazione meteorologica e una stazione di soccorso alpino. (Wikipedia)
Uno dei due chalet era quello in cui avevamo prenotato; lasciata l’auto e i bagagli, abbiamo fatto un giro per questo posto favoloso, “inquinato” solo dall’eccessiva presenza di turisti che non permetteva di rilassarsi e ammirare in solitudine il panorama.
Dopo aver fatto un piccolo trekking per provare a girare intorno al lago – tentativo fallito a causa di un passaggio per superare il quale avremmo dovuto scalare una piccola parete di roccia – abbiamo deciso di tornare in albergo, un po’ per la pioggia, ma soprattutto per il freddo.
Abbiamo cenato nel ristorante dello chalet: il pasto era a base di trote e altre pietanze tradizionali, molto gustose e accompagnate da liquori locali.
Tornati in camera, siamo svenuti poco dopo aver poggiato la testa sul cuscino.












