Castelli con i corvi e festival (16/08)
La mattina abbiamo consumato una gustosa e sostanziosa colazione nel nostro albergo Medieval e abbiamo fatto un giretto per Alba Iulia, assistendo, nel cortile della cattedrale, a una messa ortodossa cantata.
Prima di lasciare la città, abbiamo assistito per un’oretta alla rievocazione storica che si svolgeva, come il giorno precedente, davanti al nostro albergo. Eravamo ancora pieni dalla colazione, ma quando è passato un ragazzo che regalava gelato abbiamo ceduto alla tentazione… per ben due volte!
Recuperata l’auto, siamo partiti alla volta del Castello dei Corvino che ha – ovviamente – un corvo nello stemma nobiliare.
Il castello era veramente bello, quasi da favola Disney, con tantissime torri a punta conica e stanze con arredi originali. In alcune sale si svolgevano mostre temporanee, tra le quali una ci è rimasta impressa: l’artista usava pezzi di bambole o altri oggetti per creare inquietanti opere 3D. In una di queste, teste di bambole emergevano da un mare grigio, fissando lo spettatore con le loro orbite vuote.
Completata la visita, ci siamo messi in viaggio per Sibiu, dove siamo arrivati nel primo pomeriggio. Lasciati i bagagli in albergo, abbiamo cominciato l’esplorazione della città, che è caratterizzata da strette finestrelle sui tetti che ricordano degli occhi.
(Se sei interessato al loro significato, guarda l’approfondimento alla fine!)
In città si svolgeva anche il Summer Break Festival, ma la piazza era gremita ed era difficile trovare posto per cena; per cui, abbiamo mangiato nel ristorante sotto “casa” e, recuperati degli stuzzichini in un supermercato, abbiamo finito una bottiglia di rosé che ci portavamo dietro da qualche giorno, seduti su dei tavoli ai margini della piazza, godendoci la fine del concerto.
👁️ Approfondimento: Gli occhi di Sibiu
1. La vera ragione architettonica: La ventilazione della carne
Nel periodo medievale e moderno, le case di Sibiu (fondata dai coloni sassoni) venivano costruite con enormi sottotetti altissimi. Questi spazi non erano abitabili o isolati termicamente come le mansarde moderne, ma servivano da enormi dispense e magazzini.
La loro funzione principale era quella di essiccare, stagionare e conservare i cereali, la frutta secca e soprattutto i grandi tagli di carne (salumi, lardo, prosciutti), proteggendoli dai roditori e dall’umidità delle cantine o del piano terra.
Per far sì che l’aria circolasse costantemente e per far uscire il calore estivo (evitando che i cibi andassero a male o che il legno del tetto marcisse), c’era bisogno di fessure per la ventilazione.
I costruttori sassoni si accorsero che tagliare le tegole e creare delle vere e proprie finestre quadrate era complicato e creava problemi di infiltrazioni d’acqua. Risolsero il problema curvando dolcemente la struttura del tetto verso l’alto, creando delle morbide fessure semi-ellittiche rivestite di lamiera o piccole tegole: queste feritoie lasciavano scorrere via la pioggia, facevano entrare pochissima luce (ottimo per i cibi) ma garantivano un tiraggio e un flusso d’aria costante e asciutto.
La forma di “palpebra e bulbo oculare” è semplicemente la soluzione strutturale più intelligente e resistente per forare un tetto spiovente in tegole.
2. La Leggenda Popolare e Politica: L’Occhio di Ceaușescu
Anche se la loro origine è pratica, la forma è così inquietantemente simile a degli occhi socchiusi che, nel corso dei secoli, è diventata uno strumento psicologico.
Nel Medioevo: Si diceva alle persone (soprattutto ai bambini o ai forestieri) di comportarsi bene perché “la città non dorme mai e ti sta guardando”.
Durante il regime comunista: Quando la Romania finì sotto la feroce dittatura di Nicolae Ceaușescu e della Securitate (la sua implacabile polizia segreta), il mito degli “occhi di Sibiu” prese una piega molto più sinistra. La popolazione, costantemente spiata, iniziò a dire sottovoce che quelle finestre rappresentavano letteralmente gli occhi del regime, ricordando a ogni cittadino che era perennemente sotto sorveglianza e che c’era sempre qualcuno in ascolto.
Oggi quegli occhi sono diventati il simbolo turistico della città e persino l’emblema delle proteste anti-corruzione che si sono tenute in Romania negli ultimi anni (con il motto “Vă vedem din Sibiu” – Vi vediamo da Sibiu).


















