E lo strano caso delle chiappe sulla schiena 14


Quando ancora si era teneri e innocenti studenti di Ingegneria Informatica lo SMAU era una fiera di notevoli dimensioni.
Centinai di padiglioni, eventi, saloni, stand, standiste e gadget!

Decine di gadget di tutte le dimensioni, funzionalità, utilizzo e inutilizzo: spille, floppy, cd, dvd, magliette, cappellini, laccetti, frisbee, tappetini per il mouse, penne e adesivi.

Quell’anno, prendendo il solito InterCity che partiva da Roma alle 23:20 e arrivava a Milano verso le 06:20am del giorno successivo, eravamo partiti più battaglieri del solito e, seppur provati dall’aver (poco) dormito sulle scomode sedie del treno, eravamo pronti ad una intensa giornata di raccolta gadget.

A, sera, riprendendo il treno del ritorno io – in particolare – portavo quattro bustone stracariche di minchiate che, poi, giunto a casa rimasero parcheggiate intonse per quasi un anno in un angolo della stanza e poi, senza neanche essere aperte, gettate nel secchio.

Dei preziosi gadget di quel viaggio, però, uno in particolare ci fece compagnia per mesi all’Università: l’adesivo con il culo!

Ho cercato per giorni la foto dell’adesivo con il culo in casa e su Internet: invano!
L’adesivo ritraeva un ragazzo di schiena con indosso solo una felpa ed era utilizzato per una vecchia pubblicità della Levis.

In uno degli stand dello SMAU ne avevamo fatto man bassa riportandone a casa diverse decine di esemplari.

Non so chi fu il folle ad iniziare la guerra, fatto sta che tutti ne possedevamo un discreto numero e così, quando uno di noi girò per tutto il giorno all’Università con addosso, sulla schiena e in bella vista, il suddetto adesivo fu l’inizio della fine.

Le settimane seguenti furono dedicate al raffinamento delle tecniche di attaccamento dell’adesivo su schiena, gambe, maglioni, giubbetti, ecc. senza essere notati.
La tecnica più efficace, dato lo stato di allerta in cui tutti eravamo, consisteva nell’appoggiare l’adesivo aperto sullo schienale della sedia e lasciare che il malcapitato se lo attaccasse, involontariamente, da solo.

Raggiungemmo l’apice della nostra follia il giorno in cui, a colloquio con un professore per una tesina di gruppo, ci andammo in tre e tutti con l’adesivo sulla schiena. Ognuno vittima inconsapevole dell’amico e a sua volta suo carnefice.

Altro che PlayStation, a quei tempi un pallone fatto di stracci e un adesivo-culo e si svoltava la giornata!

PS: una speciale blog-menzione a chi troverà una immagine del suddetto adesivo!


Se vuoi dire la tua ... DILLA!

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