Parola di MadGrin

State cercando la verità? Provate sotto il tappeto del salone …

Category: Amici (Page 1 of 2)

Gaye esperienze (2)

Questo è l'articolo 12 di 12 nella serie BestDisgusting

mercoledì, 28 giugno 2006

Nel precedente post mancava la componente gaya, lo so!

E’ che preso dal filo dei miei ricordi ero partito con l’idea di descrivervi un episodio ma l’introduzione è divenuta così corposa da meritare un post a parte.

Rimedio subito.

Le coordinate spazio-temporali sono sempre quelle: Crotone 1996!

La vita nel villaggio si svolge in modo ripetitivo: ci si alza all’ora di pranzo, si fa colazione all’ora della merenda, si va in spiaggia nel pomeriggio, si cena a mezzanotte e incomincia la vita notturna.

Spesso questa consisteva nell’andare nell’arena del villaggio, fulcro delle attività di animazione, per osservare i resti, un po’ malinconici, di una festa oramai finita da tempo: cartacce, alcuni palloncini bucati e qualche coppietta attardatasi nell’esplorazione delle reciproche cavità orali.

La normalità, insomma, quando si hanno orari “leggermente” sfalsati rispetto a quelli degli altri!!

In una di queste sere accade il “fattaccio”!

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Gaye esperienze (1) – sottotitolo: il miracolo della trasmutazione dell’acqua in fango

Questo è l'articolo 11 di 12 nella serie BestDisgusting

mercoledì, 28 giugno 2006

Nel logoro taccuino della mia consunta memoria sono pochi gli episodi che continuano a mantenere una certa attinenza con i fatti realmente accaduti invece di trasformarsi in leggenda e venire stravolti dalle continue ripetizioni agli amici.

Uno di questi riguarda il fatto accaduto nell’ormai lontano 1996 a Crotone dove ci eravamo recati per una calda vacanza estiva.

L’esordio di questo gruppo di romani nel villaggio turistico, dove avevamo prenotato, non fu dei migliori.

Dopo aver viaggiato per ore e ore sulle scassate auto che all’epoca le nostre finanze ci permettevano arrivammo ricoperti tutti, indipendentemente da sesso ed età, da quel sottile strato di appetitosa sugna che il nostro corpo ama trasudare con tenace abnegazione quando il sole a canocchia colpisce duramente rendendo i nostri corpi belli lucidi e unti.

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Pekara, Asini e altre storie croate

Ciuchino @ Bol

Il nostro amico ciuchino

Correva l’anno 2003, l’Italia era ancora (apparentemente) un Paese civile, gli italiani erano meno incazzosi con gli stranieri perché alla fin fine se la passavano bene e io allora, come oggi, odiavo il mare. Anzi, per meglio precisare, mi piaceva ma in foto oppure d’inverno. Quelle cose lì insomma.

Le scuse (che poi non erano proprio scuse) ufficiali erano:

  1. Ho la pelle troppo chiara e troppi nei, è pericolo per me!
  2. Ho i piedi dolci (cosa per cui divenni famoso in 12 nazioni del Mondo negli anni successivi) e mi fa male camminare sugli scogli.
  3. Ho gli occhi fotosensibili (verissimo, uso gli occhiali da sole praticamente sempre … forse sarà stato questo a farmeli diventare tali?)
  4. Mi annoio!
  5. E’ pronta la cena? (no … vabbè questo forse non fa parte delle motivazioni!)

Insomma nutrivo una vera e propria avversione per il mare ed ero riuscito, negli anni precedenti, quasi sempre a dirottare il gruppo di amici (si, strano a dirsi all’epoca eravamo un gruppo di amici scavezzacollo che si muoveva in branco e si divertiva da matti!) in vacanze che mi assicurassero una discreta lontananza dal liquido, odiato e salino elemento.

Krka Falls

Krka Falls

C’ero riuscito quasi sempre ma non nel 2003. Complici i pochi soldi, l’insistenza di alcuni, l’essere stato allettato con promesse del tipo “ci sono un sacco di cose da vedere in Croazia” (si, è vero c’erano … e sono state bellissime!) alla fine avevo ceduto e si era partiti tutti assieme per questa fantastica avventura.

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Fotogrammi da una vita canina

Dylan é un cucciolo di spinoncino di poco più di un anno. Viene da un canile e ha tutte le paure di un cane che é stato abbandonato. Oggi però é eccitatissimo e non fa altro che abbaiare spazzando con la coda l’aria a mo’ di ventilatore. Accanto a lui c’è il motivo di tanta agitazione: una gabbietta di metallo dentro cui si trova Kessy, una siamese piccola come una mano e terrorizzata da questo gigante che le scompiglia il pelo con la forza del suo abbaiare.

Dylan e Kessy sono cresciuti inseparabili. Passano il loro tempo sul divano dove Kessy, dopo essersi completamente lavata, prova a fare lo stesso con Dylan rimanendo immancabilmente impigliata nel suo lungo pelo. Oppure si rincorrono per la casa. Kessy schizza come Beep Beep e nelle curve a gomito sfrutta la parete per darsi la spinta come un nuotatore a bordo vasca. Dylan é più goffo ma non si scoraggia: quando Kessy parte improvvisamente dando il via ai giochi lui slitta sul marmo galoppando a vuoto per qualche interminabile secondo prima di trovare il giusto attrito per iniziare l’inseguimento.

Kessy é sul tavolo esagonale di legno del salone. E’ seduta in mezzo alle fragili suppellettili che rischiano di rompersi se lei non ci presta la dovuta attenzione. Il tavolo é proibito a Kessy e lei lo sa. Ma lo sa anche Dylan che un po’ per fedeltà verso i padroni e un po’ perché, in fondo, é invidioso del fatto che solo Kessy possa starci, abbaia rumorosamente nella sua direzione stando ai piedi del tavolo. Kessy lo guarda dall’alto verso il basso indifferente. Dylan abbaia dal basso verso l’alto istericamente. A un certo punto decide di cambiare strategia e corre per la casa a cercare qualcuno a cui fare la spia. Alla prima persona che trova abbaia il suo “Corri! CORRI! Vieni a vedere che sta facendo quella gatta!

Dylan è un cane del tipo pozzo-senza-fondo. Mangia la sua ciotola ed elemosina quello che stanno mangiando i padroni a tavola. Mangerebbe anche la ciotola di Kessy se questa non si trovasse in salvo su un tavolo lungo il corridoio. Kessy è una gatta attenta alla linea. Spizzica i suoi croccantini mentre Dylan la guarda con gli occhi grandi da sotto il tavolo. Kessy sa anche essere generosa e dopo qualche croccantino mangiato ne tira fuori uno con la zampina per buttarlo di sotto al tavolo. Dylan mangia, ringrazia e si rimette in attesa.

La ciotola della gatta torna ad essere nuovamente protagonista anche al mio rientro a casa. A Dylan sono sufficienti due cose per essere felice: una carezza e un croccantino. Ricevuta la prima appena varcata la soglia di casa mi segue lungo il corridoio fermandosi vicino al tavolo dove si trova la ciotola di Kessy per ricevere la seconda. Prendo un croccantino e lo metto sul bordo del tavolo. Lui si alza sulle zampe posteriori, poggia quelle anteriori sul tavolo e si mangia il croccantino con lo stesso gusto che proverebbe un appassionato di macaron a mangiarne uno preparato da Pierre Hermé in persona. Tornato con tutte e quattro le zampe a terra mi interroga con lo sguardo per sapere se ce ne sarà un altro.

Dylan é invecchiato. Ha le cataratte ad entrambi gli occhi e l’artrosi che gli rende difficile muoversi. Non corre più dietro a Kessy ma in fondo anche a lei è passata la voglia di fare quel gioco e come due anziani in veranda si godono comodamente sdraiati il panorama dal divano.

Dylan é peggiorato. Bisogna guidarlo nei movimenti perché le cataratte hanno trasformato il suo mondo in un qualcosa di lattiginoso e indefinito. Sbatte il muso nelle porte o nelle pareti e a volte non riesce a trattenersi dall’andare al bagno quando non dovrebbe. Il veterinario ha sostituito i croccantini del gatto con tante pillole colorate che Dylan ingoia senza troppe proteste.

Passo a casa perché temo che non avrò una seconda occasione per salutarlo. Dylan riposa sulla sua solita brandina. E’ talmente magro che mi sembra di rivedere il cucciolo che 19 anni fa era entrato nella nostra casa. Respira sereno con gli occhi chiusi. Mi accovaccio accanto a lui per accarezzarlo provando la sensazione di toccare una spelacchiata pelliccia gialla gettata su un mucchio d’ossa. Pelle e ossa che non trattengono una vita che ad ogni respiro scivola via come la sabbia in una clessidra. Ci sono nuovi prati su cui correre, amici da inseguire e ciotole mai vuote per saziarsi. Ci sono carezze e cucce, l’abbaiare scalmanato e i divani su cui riposarsi. Tutto questo gli auguro accarezzandogli il muso per l’ultima volta sperando che porti con sé un po’ del mio odore nel suo cuore. Dylan

Il Barbone delle Dune

Negli anni passati si organizzavano spesso feste sulla spiaggia. Compleanni, lauree, partenze e altro erano tutte ottime scuse per portare un tavolino sull’arenile di OstiaW e colmarlo di decine di bottiglie di alcolici e stuzzichini che venivano, immancabilmente, mangiati con una buona dose di sabbia.

Le feste erano tutte divertenti e finivano, quasi sempre, bene.

La storia che vorrei raccontarvi oggi ha per protagonista lo stesso Gab che nell’ultima festa, quella del 2008, tentò di abbandonarmi sulla spiaggia.

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E lo strano caso delle chiappe sulla schiena

Quando ancora si era teneri e innocenti studenti di Ingegneria Informatica lo SMAU era una fiera di notevoli dimensioni.
Centinai di padiglioni, eventi, saloni, stand, standiste e gadget!

Decine di gadget di tutte le dimensioni, funzionalità, utilizzo e inutilizzo: spille, floppy, cd, dvd, magliette, cappellini, laccetti, frisbee, tappetini per il mouse, penne e adesivi.

Quell’anno, prendendo il solito InterCity che partiva da Roma alle 23:20 e arrivava a Milano verso le 06:20am del giorno successivo, eravamo partiti più battaglieri del solito e, seppur provati dall’aver (poco) dormito sulle scomode sedie del treno, eravamo pronti ad una intensa giornata di raccolta gadget.

A, sera, riprendendo il treno del ritorno io – in particolare – portavo quattro bustone stracariche di minchiate che, poi, giunto a casa rimasero parcheggiate intonse per quasi un anno in un angolo della stanza e poi, senza neanche essere aperte, gettate nel secchio.

Dei preziosi gadget di quel viaggio, però, uno in particolare ci fece compagnia per mesi all’Università: l’adesivo con il culo!

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Il piccolo Davide e il Golia alcolizzato

David and Goliath by Caravaggio In piena lotta contro le conseguenze dell’abuso di alcol assunto generosamente ieri durante il pranzo nello splendido agriturismo Gusto al Borgo (trovato per puro caso gironzolando con la macchina per la Sabina ) mi ritorna in mente un vecchio episodio vissuto diversi anni fa fuori da una fraschetta di un qualche paese dei Castelli RomaniW dove eravamo andati a cenare.

Anche in quell’occasione il mio rapporto con l’alcol era stato catastrofico (molto peggio di quello avuto ieri) tant’è che, mentre gli autisti erano andati a recuperare le macchine, io ero stato affidato alle amorevoli cure di un amico che doveva fungere da sostegno umano per le mie pesanti membra.

La scelta del sostegno, però, non fu delle migliori : in netto svantaggio di proporzioni il ragazzo al quale era stato affidato il pesante compito di tenermi in piedi non fu presto più in grado di sorreggermi e così io volai in terra finendo con la faccia dentro ad una bella pozzangherona , generoso lascito del recente acquazzone.

E così Golia si spense affogando in un bicchiere di (melmosa) acqua …


La leggenda del Water Closet Promesso e degli Occhi Immensamente Grandi

Cliffs of Moher Nell’Estate del 2005 , il solito aereo low-cost, ci condusse in quel della verde Irlanda . Mi ricordo (anche e soprattutto grazie alle foto scattate ) di lussureggianti panorami verdi e di eserciti di pecorelle .

Il giro iniziò con DublinoW e poi, noleggiata un’auto, ci spostammo verso ovest fino a raggiungere Galway sulla costa occidentale.

In linea con le tradizioni turistiche della regione non prenotammo nulla fuorchè l’albergo a Dublino potendo, così, muoverci liberamente di paese in città senza nessun vincolo di itinerario prefissato e fermandoci nei bellissimi B&B che incontravamo lungo la strada. Ci andò sempre liscia , complice anche il fatto che arrivavamo nei vari posti in orari decenti e anche grazie all’estrema cortesia degli irlandesi , ma una volta rischiammo grosso e, in particolare, rischiò grosso il nostro compagno di merende per il quale raggiungere velocemente un tetto, quel giorno, stava diventando una ragione di vita o di morte .

Ma andiamo per ordine, gli eventi che vi vado a raccontare sono liberamente ispirati a questa vecchia (ma sempre gustosa ) barzelletta che ora vi tocca sorbire e che dovete anche far finta di trovare spassosa :

Cappuccetto Rosso cammina nel bosco per andare dalla nonna. A un certo punto vede qualcosa muoversi tra i cespugli, si avvicina e trova il lupo!

C.R. : che bocca grande che hai!
Lupo: è per ululare più forte

e scappa.

Cappuccetto Rosso riprende il sentiero e di nuovo, visto un cespuglio muoversi, si avvicina, ri-vede il lupo e gli dice:

C.R.: che orecchie grandi che hai!
Lupo: è per sentirti meglio!

e se ne va.

Poco dopo stessa scena: Cappuccetto Rosso si avvicina a un cespuglio, dietro scorge nuovamente il lupo e gli dice:

C.R.: che occhi grandi che hai!
Lupo: senti, mi lasci cagare in pace o no?

Prima di procedere, però, vorrei sottolineare che nessun irlandese, pecora o water closet sono stati maltrattati nell’accadere di questi eventi.

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Carambate 2.0

logo FaceBook Da un pò di tempo FaceBook , un popolare servizio di social-network che trae ispirazione “dagli annuari con le foto di ogni singolo membro che alcuni college e scuole preparatorie statunitensi pubblicano all’inizio dell’anno accademico e distribuiscono ai nuovi studenti e al personale della facoltà come una via per conoscere le persone del campus ” (da Wikipedia ), sta entrando nelle vite di tantissimi navigatori Internet . Gli iscritti e il numero di pagine visualizzate è, in questo ultimo periodo, aumentato a dismisura  e tra i faccioni che compaiono sulle pagine del sito poteva mancare la mia ?

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C'era una volta MadGrin

Questo è l'articolo 1 di 1 nella serie A proposito di MadGrin

MadGrin and friends - 1 Simili a Catene di S. Antonio ma decisamente molto più divertenti , per la rete girano spesso i cosiddetti memi . Si tratta di idee che passano da un blog ad un altro attraverso il sistema della nomina: un blog adotta il meme e propone uno o più blog affinché aderiscano all’iniziativa .

Dopo questa pallosissima introduzione arrivo finalmente al meme di oggi che mi lancia la simpaticissima M@Mi proponendomi di pubblicare una foto di quando ero piccolo .

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