Tayuan : la vecia chiacchierona


Questo è l'articolo 5 di 16 nella serie Cina 2010

Il viaggio in taxi per TayuanW è una esperienza interessante. Le autostrade cinesi brulicano di gente che cammina, corre, va in bicicletta o semplicemente è ferma accovacciata sui talloni ai bordi della strada.

Un autista cinese si comporta sul proprio automezzo sostanzialmente come fa quando è a piedi: si infila dove trova un varco e non rispetta file e regole.
L’unica differenza è che quando è su una macchina avvisa della manovra azzardata che sta per compiere con una abbondante dose di clacson. Il risultato è che mentre si sta in autostrada il concerto di clacson è talmente elevato che sembra di essere in sfilata nel corteo di un matrimonio che viene celebrato nel giorno in cui l’Italia ha vinto i Mondiali.

Arriviamo, comunque, a Tayuan e, pagato il tassista, andiamo a cercare un posto dove cenare. La città è grande e forse meriterebbe una occhiata ma non abbiamo tanto tempo prima della partenze del treno per cui decidiamo di lasciare i bagagli al deposito della stazione e andare a cenare da qualche parte.
L’impresa si rivela più difficile del previsto: trovato il deposito bagagli non riusciamo a capirci con le ragazze addette al servizio che si rifiutano di prendere le nostre valigie per qualche oscura ragione.

Non ci resta che portare le valigie e gli zaini con noi per cui evitiamo di allontanarci troppo dalla stazione e ci incamminiamo per la strada che ci sembra tra tutte la più illuminata e ricca di locali e negozi.
Durante un grosso attraversamento pedonale, proprio davanti alla stazione dei treni, viviamo la spiacevole esperienza di trovare una bambinetta – poco più di 10 annicon le mani infilate nella tasca di uno dei nostri zaini. La bambina, scoperta, scappa via senza poter prendere nulla anche perchè le cose importanti erano tutte sotto chiave.

A cena mangiamo in uno squallido locale che ci riserva piatti deliziosi, ordiniamo girando per i tavoli degli altri commensali e indicando ciò che ci sembra più buono.

Arriva l’ora di prendere il treno ma scopriamo che il nostro convoglio, che viene da un’altra città, è in ritardo. Nella grande sala d’aspetto della stazione veniamo avvicinati da un gruppo di spagnoli, 4 belle ragazze accompagnate da un fortunato ragazzo, che ci chiedono informazioni sul funzionamento dei treni cinesi. Li aiutiamo ad interpretare i biglietti e alla fine giunge anche per noi l’ora di salire a bordo.

Solo una volta a bordo ci accorgiamo di avere i posti in due vagoni diversi anche se contigui. La mia cuccetta è stata usata da qualcuno ora scomparso mentre nell’altra troviamo una simpatica vecchina addormentata che, appena ci sente arrivare, salta giù e si siede sul trapuntino nel corridoio davanti alle nostre cuccette. Le cabine non hanno porte per cui tutti i rumori e le voci dei corridoi si sentono benissimo anche dal letto.

La simpatica vecchina accompagna il nipotino – un bimbo di pochi anni che dorme sulla cuccetta superiore – da qualche parte e, come tutti i cinesi, ha un grosso problema di regolazione del tono della voce.

Mentre cerchiamo di addormentarci la vecchina prende il bimbo sulle ginocchia e, nel silenzio generale della notte, gli continua a parlare ad alta voce per calmare il suo improvviso pianto.

Per un paio di ore le cose vanno avanti così finchè anche bimbo e vecchina si placano e si sdraiano assieme sull’hard sleep. La situazione, però migliora di poco: la vecchina si rivela essere una motosega in incognito e, infatti, inizia di lì a poco a russare con un basso ringhio da motore diesel.

Alla fine ci addormentiamo anche noi svegliandoci, finalmente il giorno dopo, a Hua Shan.

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