Parola di MadGrin

State cercando la verità? Provate sotto il tappeto del salone …

Tag: “diario di viaggio” (Page 1 of 2)

Chengdu : everybody loves Chengdu Panda

Un aereo preso a tarda sera ci porta alla nostra tappa successiva: Chengdu.

Il volo è tranquillo e appena scesi troviamo facilmente il bus che ci porta in centro. Scesi dal pullman veniamo, però, assediati dai tassisti a caccia di clienti, quello che si interessa a noi é particolarmente aggressivo e dopo aver letto la nostra destinazione dal foglio che gli faccio vedere insiste per volere 30 Yuan senza voler usare il tassametro. Nonostante si tratti di una piccola cifracirca 3€ – sono infastidito dai suoi modi e dal fatto che non voglia usare il tassametro ragion per cui rifiuto la sua offerta e mentre il tizio mi urla dietro prezzi al ribasso saliamo sul taxi di un discreto vecchietto che per 10 Yuan ci porta a destinazione al Sim’s Cozy Garden Hostel.

L’ostello è molto carino seppur forse eccessivamente caotico: ogni angolo è occupato da cartelli, avvisi, messaggi, contenitori per la raccolta di qualche cosa dando all’ambiente un aspetto leggermente incasinato. Anche questa volta la nostra stanza non è più disponibile. Siamo arrivati tardi ed è stata data via anche se – ci assicura il ragazzo alla reception – il giorno dopo potremo finalmente entrarne in possesso. Per la prima notte – però – ci tocca una singola nella quale ci sistemiamo alla bene e meglio.

Il giorno dopo prenotiamo subito la nostra visita al Giant Panda Breeding and Research Center, il motivo principale per la quale siamo venuti a Chengdu. I tour partono molto presto – alle 7.30am si parte dall’ostello – perchè ai panda viene dato da mangiare all’alba e quello è il momento migliore per osservarli visto che dopo tendono a rimanere pigramente immobili. Prenotata la gita ci dedichiamo alle visite della splendida città.

Come prima cosa andiamo al Monastero Wenshu yuan, costruito nel settecento e dedicato al Dio della Saggezza. Dopo aver passeggiato per i suoi decoratissimi padiglioni ci fermiamo per il rituale del té nel monastero.

Questo si svolge in uno splendido giardino pieno di tavoli occupati da cinesi intenti a chiacchierare e sorseggiare la calda bevanda.

Dopo aver pagato alla cassa ricevo due coppe contenenti le foglie del té essiccate e due coperchi. Ci sediamo ad un tavolo e dopo poco un monaco, che incessantemente gira per i tavoli con una grossa teiera di metallo, passa e ci riempie le coppe di acqua calda. Con il passare del tempo scopriamo che – anche se quasi piene – il monaco continuerà a riempircele fino all’orlo finchè non verranno coperte dall’apposito coperchio.

Usciti dal tempio giriamo per le vie limitrofe ricche di negozietti e botteghe.

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Xian : MadGrin VS l'Esercito di Terracotta

La mattina dopo la scalata siamo in partenza per Xi’AnW. Il viaggio, questa volta, è in bus perchè la distanza è abbastanza breve.

Arriviamo alla stazione dei pullman – un campo sterrato dietro un mercato popolare dove compriamo delle strane noci lisce al vago sapore di cioccolato – a metà mattinata e attraverso una serie di disegni, uso delle mappe, mimo di alto livello e tanta, tanta improvvisazione riusciamo a farci capire dagli autisti del bus e a salire su quello corretto.
Il viaggio è tranquillo, sul pullman viene proiettato un film in cinese con il volume altissimo ma, nonostante questo, riusciamo comunque a schiacciare un pisolino e dopo qualche ora arriviamo a Xi’An.

Scesi dal pullman prendiamo al volo un taxi e ci facciamo portare allo XIANGZiMen International Youth Hostel dove scopriamo, amaramente, che la nostra stanza ancora non è libera.
Ci viene offerto di poggiarci momentaneamente in un dormitorio in attesa che la stanza si liberi e così, accettata la proposta, arranchiamo con i bagagli su per tre rampe di scale fino a destinazione.

Il dormitorio si rivela essere, in realtà, una stanzona nella quale possono dormire fino a 4 persone su due letti a castello. Appena entrati accendiamo la luce pensando che in stanza non ci sia nessuno trovando ad accoglierci mutande e resti di cibo sparpagliati un pò ovunque e uno dei letti superiori ancora da rifare. Mentre sistemiamo i bagagli parliamo ad alta voce tra noi finchè l’occhio non mi cade su un braccio sporgente dal letto disfatto che, all’inizio, pensavamo fosse vuoto. Ci rendiamo, così, conto che c’è un occupante che sta ancora dormendo per cui spegniamo tutte le luci e usando delle lampade continuiamo a sistemare le nostre cose in silenzio. Dopo una ventina di minuti siamo pronti e usciamo silenziosamente per andare a visitare la città.

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Hua Shan : lassù, sui Monti del Hua Shan

Anche questa volta il trenino arriva in stazione all’alba lasciandoci nel piccolo paesino che si trova alle pendici del Monte Hua Shan.
In questa località non abbiamo prenotato nulla e l’idea è quella di cercare a caso, trascinandoci i bagagli, l’ostello che più ci aggrada.

Appena usciti dalla stazione il solito gruppetto di tassisti irregolari ci assale ma noi gli ignoriamo e incominciamo ad arrancare per le vie del paese che – ovviamente – sono tutte faticosamente in salita.

Un tassista – odorata carne fresca da mungerenon ci molla e ci segue con l’auto chiedendoci – ad intervalli regolari e in cinese – qualcosa che noi non comprendiamo.
La sua tenacia viene alla fine premiata: stanchi dell’infruttuoso e faticoso vagabondare decidiamo di fermarci e provare ad interagire con lui. Nell’auto del tassista c’è un complice che, appena interrogato in inglese per avere informazioni, compone un numero sul cellulare e ci passa un tizio al quale ripetiamo, sempre in inglese, che ci serve un alloggio per la notte perchè è nostra intenzione visitare il monte Hua Shan in giornata e ripartire il giorno dopo.

Il tizio al cellulare riferisce la nostra richiesta al complice del tassista il quale ci invita a gesti a salire sull’auto e ci conduce ai piedi del monte dove troviamo alloggio accanto al Visitor Center.

Dopo esserci rinfrescati andiamo subito a vedere come organizzare la gita. Nel Visitor Center compriamo i biglietti per il bus che collega la zona degli alberghi con le pendici del monte – percorso che va obbligatoriamente fatto in auto perchè è vietato e pericoloso farlo a piedi – e quelli per la funivia così da arrivare subito al primo picco permettendoci di conservare intatte le energie per poter affrontare gli altri.

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Tayuan : la vecia chiacchierona

Il viaggio in taxi per TayuanW è una esperienza interessante. Le autostrade cinesi brulicano di gente che cammina, corre, va in bicicletta o semplicemente è ferma accovacciata sui talloni ai bordi della strada.

Un autista cinese si comporta sul proprio automezzo sostanzialmente come fa quando è a piedi: si infila dove trova un varco e non rispetta file e regole.
L’unica differenza è che quando è su una macchina avvisa della manovra azzardata che sta per compiere con una abbondante dose di clacson. Il risultato è che mentre si sta in autostrada il concerto di clacson è talmente elevato che sembra di essere in sfilata nel corteo di un matrimonio che viene celebrato nel giorno in cui l’Italia ha vinto i Mondiali.

Arriviamo, comunque, a Tayuan e, pagato il tassista, andiamo a cercare un posto dove cenare. La città è grande e forse meriterebbe una occhiata ma non abbiamo tanto tempo prima della partenze del treno per cui decidiamo di lasciare i bagagli al deposito della stazione e andare a cenare da qualche parte.
L’impresa si rivela più difficile del previsto: trovato il deposito bagagli non riusciamo a capirci con le ragazze addette al servizio che si rifiutano di prendere le nostre valigie per qualche oscura ragione.

Non ci resta che portare le valigie e gli zaini con noi per cui evitiamo di allontanarci troppo dalla stazione e ci incamminiamo per la strada che ci sembra tra tutte la più illuminata e ricca di locali e negozi.
Durante un grosso attraversamento pedonale, proprio davanti alla stazione dei treni, viviamo la spiacevole esperienza di trovare una bambinetta – poco più di 10 annicon le mani infilate nella tasca di uno dei nostri zaini. La bambina, scoperta, scappa via senza poter prendere nulla anche perchè le cose importanti erano tutte sotto chiave.

A cena mangiamo in uno squallido locale che ci riserva piatti deliziosi, ordiniamo girando per i tavoli degli altri commensali e indicando ciò che ci sembra più buono.

Arriva l’ora di prendere il treno ma scopriamo che il nostro convoglio, che viene da un’altra città, è in ritardo. Nella grande sala d’aspetto della stazione veniamo avvicinati da un gruppo di spagnoli, 4 belle ragazze accompagnate da un fortunato ragazzo, che ci chiedono informazioni sul funzionamento dei treni cinesi. Li aiutiamo ad interpretare i biglietti e alla fine giunge anche per noi l’ora di salire a bordo.

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Pingyao : le calde avventure della città di Pingyao

Il treno che avevamo preso a DatongW arriva a PingyaoW all’alba del giorno dopo.
Mentre il treno inizia la decelerazione per entrare in stazione, vengo improvvisamente colto dall’impellente bisogno di dover andare in bagno e, quindi, con l’angoscia di perdere la fermata e essere portato via verso ignote destinazioni, vivo la mia prima esperienza di uso di un bagno alla turca su un treno in movimento.

Fortunatamente non perdo la fermata (e non cado nella turca) e così di lì a poco eccoci nella minuscola stazione della parte nuova della città di Pingyao. Come al solito veniamo subito assediati da vari tassisti che ci offrono i loro servigi e, troppo stanchi per discutere sul prezzo, accettiamo alla fine l’offerta di quello che ci sembra essere il migliore.

Il taxi è, in realtà, più simile ad un vagoncino elettrico di quelli che si vedono nei parchi divertimento. Scopriamo, infatti, che nella città vecchia non si può entrare con veicoli a motore e solo a quelli elettrici è consentito l’accesso.

Mezz’ora dopo arriviamo, finalmente, davanti ad Harmony Guesthouse, il nostro ostello di Pingyao. E’ ancora mattina presto per cui la stanza non è pronta e, lasciati i bagagli, facciamo un mini giro della città.

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Datong : Hard Sleep, Die Hard

In attesa del nostro volo da Xi’AnW a ChengduW, in un aeroporto che sembra un asilo dove orde di bambini mostrano il potere delle loro possenti ugole cinesi, ne approfitto per continuare a narrare le nostre gesta. Prima, però, menzione speciale ai cinesi e al loro modo di vivere l’aeroporto. La cena (costata, per due, meno di 1€) è stata a base di zuppone cinese. Venduto in grossi contenitori-scodella (si trovano anche da noi in Italia), con vari sapori, va riempito con l’acqua calda i cui distributori sono presenti in quantità tra i vari gate, e mangiata appena cotta, in genere in 3-5 minuti.

Non so che schifezze industriali mi sia mangiato ma so che erano buonissime!

Eravamo rimasti al punto in cui dovevamo prendere il treno notturno tra Beijing e Datong. Il giorno della partenza arriviamo in stazione con un buon anticipo intimoriti da quello che avevamo visto nel pomeriggio: folle deliranti che campeggiavano in ogni spazio disponibile della stazione mangiando, dormendo, chiacchierando e facendo interminabili e misteriose file. Troviamo, però, facilmente il nostro ingresso e, poco prima della partenza del treno, veniamo fatti salire sul nostro vagone.

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Pechino : a faLe vapoLe

E’ passato diverso tempo da quando abbiamo lasciato Beijing ma la pelle ancora non ha dimenticato la sensazione di caldo-umido provata in quei giorni.

Arriviamo a tarda notte all’aeroporto con un volo proveniente da Mosca. Un ragazzo cinese ci aspetta all’uscita per portarci all’ostello, vicino a Piazza TiananmenW, il caldo – anche a quell’ora – è terribile: saranno almeno 40°.

L’ostello, Emperor Guesthouse, è molto carino, ricorda una costruzione tipica cinese con tutte le stanze che danno su un ampio cortile quadrato interno. Ovviamente a noi capita la stanza con l’aria condizionata rotta ma il sonno è tanto e riusciamo comunque a dormire.

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Volo vola aeroplanino di cartapesta

Mentre mancano appena 2h all’arrivo a Beijing mi dedico alla scrittura del mio primo post orientale, questo che state appunto leggendo.

Il viaggio è stato un pò quello della speranza, siamo partiti regolarmente da Roma con il volo dell’Aeroflot e appena arrivati sopra la Grande Madre Russia abbiamo incominciato a ballare come fossimo saliti su una giostra delle Montagne Russe.

Sull’aereo ci sediamo vicino ad una coppia che, con la solita e immancabile spiritosaggine un pò maligna che esce fuori quando si pensa che la propria lingua non venga capita da chi è vittima dei nostri commenti, soprannominiamo (lui) l’Anello Mancante (in onore del film della Pixar Mostri contro Alieni”) e lei, semplicemente, la moglie dell’Anello.

Finalmente arriviamo a Mosca all’aeroporto Sheremetyevo alle 5.00am ora locale. Seppur grande l’aeroporto sta ancora svegliandosi mentre noi abbiamo una fortissima voglia di addormentarci.

Ci trasciniamo per il terminal per un pò, facciamo il transfer al terminal dal quale avremmo poi preso la coincidenza per Beijing, e qui ci predisponiamo all’attesa delle 8h che ci separano dal volo successivo.

Sdraiati come sacchi di patate sui sedili della sala d’attesa il tempo sembra non passare mai e solo – ahinoiquando manca poco alla partenza scopriamo che il secondo piano del terminal é ancora in allestimento e in alcune sue parti si trovano comodissime moquette su una parte delle quali ci addormentiamo per una fantastica e comoda oretta.

Si riparte, poi, per il secondo volo (quasi altre 8h) e, guarda caso, Anello (abbreviato perchè diventato quasi un membro della famiglia) e la moglie sono seduti davanti a noi.

Da dietro commentiamo la sua nuca asimmetrica, la peluria da Orsetto delle Pile Duracell, la sua barba incolta da Uomo delle Caverne e i suoi vestiti selezionati con cura da uno stilista non vedente per gran parte del viaggio finchè, alla fine, mentre compilano il modulo per la immigrazione cinese ci cade l’occhio sul loro e scopriamo che sono italianissimi, più italiani di noi.

Bene, la prima figura di cacca della vacanze è fatta.

Ora non resta che aspettare l’atterraggio che è previsto per le 1.00am (ora locale) a Beijing e scoprire se l’inviato dell’ostello incaricato di venirci a prendere è effettivamente venuto.

La Cina ci è Vicina!

Nota post arrivo
Il tizio, effettivamente, era lì!

Usciti dall’aereo quasi per ultimi non l’abbiamo visto subito e abbiamo temuto che non fosse venuto o che se ne fosse andato.

Al momento che scrivo queste ultime righe siamo nel nostro fantastico ostello e sono le 3.15am. La temperatura fuori è di quasi 40° e il condizionatore della stanza è bloccato a 29°.
Domani sveglia all’alba o vaporizzeremo al sole!

Egitto, giorno 6 : sulle tracce di James Bond

Moschea di Ibn-Tulun Arriviamo, così, all’ultimo giorno di vacanza .

L’aereo è nel tardo pomeriggio (sempre che si riesca a partire : siamo in stand-by e solo dopo aver conquistato i nostri due sedili avremo la, quasi, certezza di tornare a casa) e così ne approfittiamo per un’ultima visita alla città .

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Egitto, giorno 5 : dentro le Piramidi

Piramidi di Giza Il treno per il Cairo arriva (stranamente) in leggero anticipo per cui ci ritroviamo alle 6.00am alla stazione di Giza . Avevamo pensato di sfruttare la vicinanza della stazione del treno con le Piramidi per andarle a visitare di buon’ora ma dopo due brevissime notti in cuccetta e due interminabili giorni a camminare incessantemente sotto il Sole rovente incominciamo un pò a vacillare e a nutrire qualche dubbio sulla nostra brillante idea . Nonostante questo e il solito zaino di 10Kg che però, ora, pesa come se fosse pieno di rocce , ci facciamo coraggio e andiamo alla ricerca di un taxi.

La guida della Mondadori ci dice che le Piramidi aprono molto presto la mattina, verso le 7.00am , per cui siamo abbastanza ottimisti sul fatto che riusciremo a visitarle con il fresco.

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