Parola di MadGrin

State cercando la verità? Provate sotto il tappeto del salone …

Tag: china (Page 1 of 2)

Tovagliolo con sorpresa

Questo è l'articolo 2 di 12 nella serie BestDisgusting

27/09/2006

Oggi il mio “caro” compagno di merende nonché collega di ufficio e autore del fantastico Vagabonding m’ha proposto:

“Vieni con noi al Ristorante Cinese? C’è anche la mia insegnante di lingua cinese che ci farà provare l’ebbrezza della vera cucina orientale …”

Duck Tongue

Lingue di papera

Questa frase, che in qualche modo mi faceva tornare alla mente vecchie e oramai rimosse esperienze, al contempo mi convinse e così, di lì a poche ore eravamo tutti seduti allegramente ad un ristorante cinese davanti alla Stazione Termini.
Il menù conteneva solo Antipasti e Secondi. La scelta cadde subito sulle Lingue d’Oca e la Medusa in umido ma altri piatti vennero presto a fare loro compagnia. Appena arrivate le lingue, seppur provassi una certa reticenza ad assaggiare qualcosa che avrebbe potuto ugualmente assaggiare me, mi ci buttai infilando in bocca uno strano tocco di carne duro, tipo le coppiette di carne equina che vengono abitualmente servite nelle Fraschette Romane.

Peccato che le coppiette non contengano tutte quelle terminazioni nervose tipiche di una lingua come, per esempio, un simpatico anello di nervo che identificai essere il responsabile dell’ancoraggio del muscolo alla bocca.

La cena andò, comunque, avanti per la sua strada fino a che, per liberarmi di olio finito su una mano non aprii completamente il tovagliolo, che all’inizio della serata era piegato artisticamente dentro il mio bicchiere, e mi ci strofinai la mano sinistra continuando a parlare con il mio dirimpettaio.

Read More

Guilin: il ponte psichedelico

Pagode

Trascorriamo piacevolmente alcune ore nel bus con il nostro nuovo amico Franck finché arriviamo a GuilinW dove l’allegra combriccola si scioglie e ognuno va per la propria strada. Come prima cosa corriamo ad un bancomat per rimpinguare le casse paurosamente a secco e poi proviamo a cercare alloggio nel primo ostello consigliato dalla guida.

Quando arriviamo la ragazza alla reception ci dice che nell’ultima stanza disponibile ci sono già due persone che la stanno esaminando per decidere se prenderla o meno e, nonostante le dita incrociate, i tizi – tornati dalla perlustrazionece la soffiano da sotto il naso. La ragazza della reception decide, però, di darci una mano e chiama una sua amica che lavora in un albergo del centro per chiedere se ci sono camere libere. Ricevuta conferma della disponibilità di posti letto chiama un taxi e ci fa portare nel nuovo albergo che sorge all’interno di un condominio ed è veramente carino. La ragazza che lo gestisce, poi, è molto in gamba e disponibile e ci aiuta con i biglietti del treno per ShenzenW dove abbiamo deciso di andare – deviando dall’itinerario originale – per provare a fare un brevissimo salto a Hong KongW. Passiamo anche un pò di tempo sul pc per calcolare tempi e costi e prenotare un ostello e, sistemata la parte organizzativa, decidiamo di goderci la città.

Read More

Dazhai : riso, soriso, mi vien da ride … ma cosa altro si può fare nelle Risaie?

Questo è l'articolo 12 di 16 nella serie Cina 2010

Dragon's Backbone Rice Terraces

Il viaggio per Sanjiang si svolge in modo abbastanza tranquillo e a tarda mattinata arriviamo in una delle sue due stazioni dei pullman. Ovviamente il bus per Longsheng parte dall’altra e così ci dobbiamo spostare a piedi trascinandoci i trolley sotto il sole cocente per andare a prendere il bus successivo. In questa seconda stazione veniamo accolti all’ingresso da simpatiche e cordiali signore che ci aiutano ad orientarci e a capire cosa fare esattamente.

A Longsheng arriviamo nel tardo pomeriggio e appena scesi alla stazione dei pullman – affranti dai vari giorni di viaggio – veniamo avvicinati da una signora cinese della minoranza Xiao Shui Jin (minoranza etnica cattolica dello Yunnan) che ci dice di avere un albergo nelle risaie e che ci può ospitare per 60Y al giorno (meno di 6€).

Accettiamo senza discutere e mentre aspettiamo che il nostro ennesimo bus parta mi aggiro per la stazione dei pullman dove trovo una ragazza danese che viaggia da sola e che mi racconta essere diretta a Ping’an, un’altra località facente sempre parte della zona delle risaie.

Quando realizziamo che forse dovremmo prelevare un pò di contanti – dubitiamo che in una zona rurale come le risaie ci possa essere un bancomat! – è ora di partire e così, con un pò di preoccupazione per le nostre scarse risorse finanziarie, iniziamo l’ultimo tratto di viaggio.

Il viaggio ci offre la possibilità di ammirare le Dragon’s Backbone Rice Terraces (le terrazze della Spina Dorsale del Drago) finchè, ad un certo punto, facciamo sosta a Ping’an dove paghiamo l’ingresso di 50Y a testa alla zona delle risaie. Poco dopo arriviamo finalmente a Dazhai (Longji Rice Terraces, LongSheng) ovvero l’ultimo paese raggiungibile con il bus dove veniamo scaricati alla fine della strada.

Donna della minoranza Xiao Shui Jin

Read More

Congjiang: stasera il nostro albergo sarà il fiume …

Questo è l'articolo 11 di 16 nella serie Cina 2010

Comodo bus cinese

Il viaggio per Congjiang è allucinante. Il bus è minuscolo e la strada tuortosissima. Per terra, nel bus, ci sono dei secchi che questa volta non sono rovesciati per farci sedere il surplus di viaggiatori, ma girati con l’apertura verso l’alto. Una simpatica vecchina, che farà solo una parte del viaggio con noi, provvederà a riempirne la maggioranza. Solo concentrandomi intensamente su un film cinese proiettato su un minuscolo schermo appeso al soffitto alla fine del bus riesco a non aiutare la vecchina nel suo vomitevole lavoro.

A circa metà del viaggio facciamo una fermata in un piccolo e anonimo paesino. Il ristorante – un grosso salone con mobilia scompagnata – è incasinatissimo ma la cucina sembra ottima. Decidiamo con molto dispiacere, però, di non provarla per paura di rimettere tutto a causa delle curve che pensiamo di incontrare nel proseguo del viaggio.

Ripreso il viaggio le curve sembrano diminuire finchè, ad un certo punto, l’autista si ferma in un paese di tre case e ci fa capire che dobbiamo scendere. Chiediamo, mostrando sulla guida il nome cinese di Congjiang, se è proprio questa la città. Siamo molto dubbiosi perchè Congjiang dovrebbe essere una grossa città ma quello che vediamo sono 3 case sparpagliate.

L’autista insiste e un occidentale che parla anche cinese ci conferma che dobbiamo scendere. Alla fine cediamo e scarichiamo i bagagli dal bus per ritrovarci, una volta ripartito, soli nel nulla. Dopo aver camminato un pò arriviamo ad un piccolo emporio e proviamo ad interrogare il proprietario per capire dove ci troviamo. Indichiamo al solito il nome cinese di Congjiang sulla guida e poi il pavimento e il tizio, scuotendo la testa, ci fa capire che la città non è questa. Chiama quindi il figlio e ci fa capire di seguirlo. Dopo un pò di camminata arriviamo su un ponte e il ragazzino ci abbandona senza dire nulla.

Read More

Xijiang : l'Etnia dei MIAO e la grappa devastante

Minoranza Miao

Lasciata Kunming con il solito treno notturno giungiamo all’alba del giorno dopo a Kaili, piccola cittadina senza particolari pregi se non quello di essere ad un tiro di schioppo da Xijiang, un paesino arroccato tra i monti e abitato per la maggior parte da cinesi appartenenti alla minoranza etnica Miao.

Appena arrivati decidiamo di andare a fare visita alla sede locale del CITS, ovvero l‘ufficio del turismo cinese, nella speranza di ricevere qualche dritta su come arrivare al villaggio Miao e, soprattutto, su come raggiungere le risaie. Arrivati con un taxi nella via indicata dalla guida ci troviamo nel grosso cortile di un albergo ma degli uffici del CITS nessuna traccia. Dopo aver girato per un pò notiamo un gruppetto di bassi edifici dall’altro lato di un campo di tennis e scopriamo che tra questi si nasconde il minuscolo ufficio del CITS. Cantiamo, però, vittoria troppo presto: nell’ufficio c’è solo una ragazza che non spiccica una parola di inglese ma che ci mette in contatto telefonico con il titolare il quale ci fissa un appuntamento per il giorno dopo.

Non sapendo dove andare ad alloggiare ci affidiamo ai consigli della guida che ci suggerisce un albergo al centro. Scesi dal taxi davanti all’edificio entriamo in una hall deserta e dalle pareti annerite dal fumo e seguendo uno stretto corridoio arriviamo ad un ascensore dove selezionando un piano a caso finiamo all’interno di un ristorante. Proviamo a chiedere informazioni ad alcune cameriere e alla fine una di queste, una ragazzetta giovane con nessuna conoscenza dell’inglese, ci invita a gesti a seguirci.

Usciamo dall’edificio e attraversata la strada e percorsi alcuni metri entriamo in un lussuoso albergo alle porte del quale la ragazza ci saluta e se ne va. L’albergo è molto bello e i prezzi, al solito, bassi per cui decidiamo di prendere una stanza.

Prima di ritirarci nella nostra camera incontriamo, però, un ragazzo italiano anche lui in partenza per Xijiang. Il ragazzo ci racconta di essere un fotografo che aveva lasciato le sue (poche) cose in albergo per fare un giro di qualche giorno dei dintorni senza doversele portare appresso e che ora era tornato indietro per recuperarle e andare anche lui a visitare il villaggio Miao. Ci racconta, inoltre, che anche lui era finito nel nostro primo albergo e che era così mal ridotto perchè qualche mese prima era andato a fuoco.

Lasciato il nostro bagaglio in stanza andiamo con il nostro nuovo amico alla stazione dei pullman, prendiamo il biglietto e passiamo l’oretta che ci separa dalla partenza facendo colazione in una specie di pasticceria locale.

Read More

Kunming : l'Uomo Fornace

Questo è l'articolo 10 di 16 nella serie Cina 2010

Qiongzhu Temple, or Bamboo Temple (Kunming)

Il volo per KunmingW non ci riserva sorprese e una volta arrivati un taxi ci porta al centro della città dove troviamo alloggio all’ostello The Hump. L’ostello è molto carino, spazioso e ben organizzato e il ristorante dà su una terrazza panoramica della quale approfitteremo nei giorni a seguire per gustare deliziose colazioni.

Purtroppo le mie condizioni sono, però, critiche. La temperatura è salita ulteriormente arrivando ad eguagliare quella di una Supergigante Rossa prossima all’esplosione. Essendo oramai tardi ci mettiamo subito al letto e io ne approfitto per tentare di spurgare tutto il male che c’è in me. Per fare questo indosso il mio pigiama più pesante, mi infilo sotto il piumone, spengo l’aria condizionata e mi imbottisco con 1gr di tachipirina e così dopo pochi minuti cado profondamente addormentato.

Il sonno è agitato e a tarda notte mi sveglio: ho le labbra secche come rose del deserto e il pigiama e il piumone talmente fradici di sudore da sembrare di averci fatto il bagno assieme. Mi cambio con abiti puliti e mi rimetto a dormire svegliandomi, la mattina dopo, stanchissimo ma con meno febbre.

Read More

E Cina fù !

Questo è l'articolo 13 di 16 nella serie Cina 2010

E così, finalmente, in una fredda domenica di Dicembre la Missione è stata Completata : ho terminato il caricamento di una selezione di foto della Cina.

Delle 5045 scattate ne potete vedere circa 545 nell’Album Cina 2010 su Flickr.

Non sono tutte di qualità, in realtà poche lo sono, ma tutte assieme raccontano una bella storia fatta di posti (spesso simili tra loro come i templi, altre volte unici come le Risaie del Drago di Longshen, altre volte ancora finti come Lijiang), gente (tassisti, passeggeri dei pullman e passanti) e cibi.

Ho ancora tanto lavoro da fare, sto finendo con molta lentezza di raccontare questo viaggio e ho ancora dei filmati da caricare sia su Flickr che su YouTube, ma un traguardo importante l’ho raggiunto!

Read More

Lijiang : il Villaggio dei Dannati e l'irraggiungibile gola

Questo è l'articolo 9 di 16 nella serie Cina 2010

Lijiang

Il volo da ChengduW a LijiangW è tranquillo e così ne approfittiamo per riposarci un pò sognando ancora una volta i nostri fantastici amici panda.
L’arrivo a LijiangW è, invece, un pò più complicato. L’aeroporto è piccolissimo, appena tre gate, e appena usciti dall’edificio siamo già in strada.

Seguendo le indicazioni trovate sul sito dell l’International Youth Hostel Lijiang, l’ostello che avevamo prenotato da Roma, prendiamo prima un bus per la Città Nuova e poi, da lì, un taxi per la Old Police Station della Città Vecchia.

La parte antica di Lijiang è una città con più di 800 anni di storia nota anche con il nome di Dayan.
La città vecchia fu distrutta quasi interamente durante un terremoto nel 1996 e successivamente  ricostruita conservandone l’aspetto originario. La parte alta della città vecchia è quella originale essendo fortunosamente scampata al devastante terremoto mentre nella parte bassa della città la ricostruzione ha portato all’apertura di centinaia di piccoli esercizi commerciali tra i quali sciamano migliaia di turisti ogni giorno.

Il taxi ci lascia a tarda sera all’inizio di una delle strade che si inoltra nella Città Vecchia dove i veicoli a motore non possono entrare. Ci carichiamo zaini e trolley e incominciamo a percorrere le deserte stradine pavimentate di grossi sassi inoltrandoci all’interno della città.

Sbagliamo strada più volte ma alla fine arriviamo al nostro ostello e, varcato il grosso cancello di legno dell’ingresso, ci ritroviamo nel cortile interno della costruzione che, data l’ora, è totalmente deserto. Proviamo a bussare più volte ma senza successo alla porta sprangata della reception e, alla fine, decidiamo di andarcene alla ricerca di un qualche altro alloggio. In piedi davanti alla porta della reception non ci accorgiamo che, nel frattempo, da una porticina nascosta nella parete alle nostre spalle era uscito un ragazzo cinese. Il ragazzo ci supera senza proferire verbo e, dopo averci aperto la porta della reception, ci invita a gesti ad entrare. Una volta dentro si gira a fissarci e inizia con me questo simpatico scambio di battute in inglese:

ragazzo cinese: “It’s late!

io: “Sorry, we just arrived with the plane

ragazzo cinese: “You could make a fonhol

io: “ehhh?

ragazzo cinese: “a Fonhooool!

io: “a What?

ragazzo cinese: “Phone hooooool!

io: “A Phone??

Alla fine ci arrivo: il ragazzo stava tentando di comunicare al mio allenato orecchio che avrebbe gradito una telefonata (a phone call, pronunciato come fhon col) per avvisarlo dell’ora del nostro arrivo. In realtà, qualche giorno prima, avevo effettivamente provveduto ad avvisare con un paio di email dell’ora del nostro arrivo la direzione dell’ostello ma evidentemente queste non erano bastate!

Chiarito l’equivoco prendiamo finalmente possesso della nostra stanza e di lì a poco stiamo nel letto pronti a sprofondare nel sonno quando, da fuori, voci dal timbro umano incominciano a urlare con toni fortissimi chiamandosi l’un l’altra. Dopo alcuni minuti rimasti immobili ad ascoltare l’agghiacciante coro capiamo che si tratta in realtà di una numerosa colonia di gatti in calore e tranquillizzati dal fatto di non essere finiti nel Villaggio dei Dannati finalmente ci addormentiamo.

Read More

Mad, lo spezzato

Questo è l'articolo 8 di 16 nella serie Cina 2010

Non sono morto, ma c’è mancato poco!

Complice l’avanzare degli anni – che per inciso non ho idea di dove vogliano andare – i quasi 40 giorni del viaggio in Cina mi hanno intimamente consumato. Dopo la febbre, i virus e una incredibile collezione di piaghe varie il colpo di grazia è arrivato alla schiena che si è irrimediabilmente e dolorosamente bloccata gli ultimi giorni di Pechino, fortunatamente a vacanza oramai conclusa.

Dopo antinfiammatori locali e orali, tachipirina e sacrifici al Dio Schiena mi sto dirigendo, lentamente, verso il ripristino delle mie complete funzionalità ma finchè non sarò in grado di correre nuovamente come un cerbiatto per i boschi rimarrò noto ai più come Mad lo Spezzato in onore di Bran della Casa Stark, uno dei personaggi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, il ciclo di romanzi fantasy-medievale che sto leggendo in questo periodo e che vi consiglio caldamente fra tutti i libri e film da vedere.

Read More

Chengdu : everybody loves Chengdu Panda

Un aereo preso a tarda sera ci porta alla nostra tappa successiva: Chengdu.

Il volo è tranquillo e appena scesi troviamo facilmente il bus che ci porta in centro. Scesi dal pullman veniamo, però, assediati dai tassisti a caccia di clienti, quello che si interessa a noi é particolarmente aggressivo e dopo aver letto la nostra destinazione dal foglio che gli faccio vedere insiste per volere 30 Yuan senza voler usare il tassametro. Nonostante si tratti di una piccola cifracirca 3€ – sono infastidito dai suoi modi e dal fatto che non voglia usare il tassametro ragion per cui rifiuto la sua offerta e mentre il tizio mi urla dietro prezzi al ribasso saliamo sul taxi di un discreto vecchietto che per 10 Yuan ci porta a destinazione al Sim’s Cozy Garden Hostel.

L’ostello è molto carino seppur forse eccessivamente caotico: ogni angolo è occupato da cartelli, avvisi, messaggi, contenitori per la raccolta di qualche cosa dando all’ambiente un aspetto leggermente incasinato. Anche questa volta la nostra stanza non è più disponibile. Siamo arrivati tardi ed è stata data via anche se – ci assicura il ragazzo alla reception – il giorno dopo potremo finalmente entrarne in possesso. Per la prima notte – però – ci tocca una singola nella quale ci sistemiamo alla bene e meglio.

Il giorno dopo prenotiamo subito la nostra visita al Giant Panda Breeding and Research Center, il motivo principale per la quale siamo venuti a Chengdu. I tour partono molto presto – alle 7.30am si parte dall’ostello – perchè ai panda viene dato da mangiare all’alba e quello è il momento migliore per osservarli visto che dopo tendono a rimanere pigramente immobili. Prenotata la gita ci dedichiamo alle visite della splendida città.

Come prima cosa andiamo al Monastero Wenshu yuan, costruito nel settecento e dedicato al Dio della Saggezza. Dopo aver passeggiato per i suoi decoratissimi padiglioni ci fermiamo per il rituale del té nel monastero.

Questo si svolge in uno splendido giardino pieno di tavoli occupati da cinesi intenti a chiacchierare e sorseggiare la calda bevanda.

Dopo aver pagato alla cassa ricevo due coppe contenenti le foglie del té essiccate e due coperchi. Ci sediamo ad un tavolo e dopo poco un monaco, che incessantemente gira per i tavoli con una grossa teiera di metallo, passa e ci riempie le coppe di acqua calda. Con il passare del tempo scopriamo che – anche se quasi piene – il monaco continuerà a riempircele fino all’orlo finchè non verranno coperte dall’apposito coperchio.

Usciti dal tempio giriamo per le vie limitrofe ricche di negozietti e botteghe.

Read More

Page 1 of 2

Powered by WordPress & Theme by Anders Norén

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: